Pierluigi Bersani ha lo sguardo serio, accigliato, da combattente.
La sua voce è roboante, specie se confrontata all’accento e agli atteggiamenti vagamente clericali del suo predecessore alla guida del PD.
L’ultimo suo tuono è rivolto contro Silvio Berlusconi: “Se non gli piace la costituzione, vada a casa!”. Certo il Silvio nazionale ha giurato sulla carta costituzionale la quale, con tutte le sue imperfezioni, rende possibile il suo stesso governo; non è bello sputare nel piatto in cui si mangia. Oltretutto il nostro caro Silvio è assetato di potere, tant’è che cita senza ritegno anche Mussolini. Egli inizia a diventare, dopo una fase “imprenditoriale” e dopo una repentina conversione alla politica cattolicamente intesa (le famose radici cristiane dell’Europa e la nefandezza della sua posizione sul caso Englaro) un “caudillo” sudamericano.
Ma il lettore mi perdonerà se smetto di parlare male di Silvio Berlusconi; per chi non è della sua chiesa e quindi non crede che egli sia l’incarnazione della santità, è cosa abbastanza facile ed è lo sport nazionale di una buona fetta della popolazione italiana.
Vorrei parlare male, invece, di Pierluigi Bersani.
Caro Pierluigi, tu parli tanto, sbraiti, urli. Ti piace fare il barricadero del nuovo PD, e difendi, giustamente, la nostra carta costituzionale. Eppure, se mi è consentito andare controcorrente, certe cose sono vere, semplicemente.
La costituzione repubblicana è frutto di un dato momento storico che la caduta del muro di berlino ha superato dialetticamente. Se ancora crediamo nel materialismo storico è così e basta. L’articolo uno della costituzione, ad esempio, è emblematico: “L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro”; il lavoro di chi? Degli operai, dei contadini, del piccolo imprenditore? Tutti questi hanno, di certo, una nobiltà… ma il lavoro del grande imprenditore o, peggio, del capitale finanziario, ente fumoso, leviatano bramoso di sangue capace di mandare in fumo in un minuto i risparmi di una vita e di rovinare centinaia di migliaia, milioni di persone in un batter di ciglia, anch’esso è fondativo della repubblica Italiana?
Spero di no …
Quello che era un virtuoso compromesso una sessantina di anni fa ha oggi bisogno di una revisione, ovviamente rilanciando e lottando quotidianamente per i nostri diritti civili e politici, senza aspettare il caso mediatico o l’iniziativa Berlusconiana (e non “difendendo”, che è vile azione di retroguardia).
Il mio problema, caro Bersani, è che il PD, che è il maggiore partito politico della sinistra, non doveva lasciare in mano a Berlusconi l’iniziativa riformista, ivi compresa quella costituzionale. Le riforme sono una prerogativa della sinistra; a causa dell’assoluta incapacità dei partiti della cosiddetta “sinistra” si è lasciato lo scettro del cambiamento in mano alle destre. Chiaramente loro, cambiando, modificano assecondando i loro valori ed i loro interessi. Valori a noi lontani e repellenti, interessi abbastanza innominabili.
Di chi è quindi la colpa?
Di Berlusconi che, avendo una maggioranza parlamentare, la usa per i suoi fini o di chi, avendo avuto una maggioranza parlamentare è rimasto immobile? Giocare di rimessa e dire che Berlusconi sbaglia è facile e, oltretutto, dà sempre la palla nelle mani delle destre.
Le periodiche perdite di consenso da parte del PDL & c. non sono imputabili alla tua o alla nostra bravura, Pierluigi, ma a loro grossolani errori.
Il PD è parte integrale del regresso della politica verso il feudalesimo.
Il tuo partito, caro Pierluigi, è fatto di tante fondazioni, associazioni, correnti, ognuna con il proprio feudo. Tu e con te ogni possibile segretario del PD, siete scelti come si sceglieva l’imperatore del Sacro Romano Impero; abbastanza forti per difendere i confini dalle scorrerie dell’infedele, abbastanza deboli da non potersi inimicare i grandi feudatari, senza i quali non ci sarebbe nè guerra verso l’esterno nè l’ordine interno. Il risultato è che la tua segreteria, caro Pierluigi, non ha prodotto poi granché se non parlare male ogni tanto di Silvio Berlusconi. Idee? Proposte? Piani di battaglia? Rinnovamento della classe dirigente? Lasciamo stare …








